LA BENDA DELLA GIUSTIZIA (PARTE SESTA de: La giustizia: contenuti, simboli manifestazioni e volti)

 

                                                                                                                                 S. Botticelli La primavera (1482) - Galleria degli Uffizi - Firenze
LA BENDA DELLA GIUSTIZIA (PARTE SESTA de: La giustizia: contenuti, simboli manifestazioni e volti).[1]

 

La Donna/ Giustizia è raffigurata anche con la Benda sugli occhi. 

La benda è simbolo ex sé equivoco: 

-la Donna giustizia è bendata così non guarda nessuno ed è equanime ed imparziale nei suoi giudizi....e - al contempo 

- la Donna Giustizia è bendata al pari di Cupido o della Dea Fortuna ed i suoi verdetti sono fortuiti e gli esiti casuali ed irrazionali. 

                                                                        S. Botticelli La primavera (1482) (Particolare)  - Galleria degli Uffizi - Firenze
La Benda è simbolo relativamente recente.

La benda sugli occhi della Giustizia solo nel 1494…compare per la prima volta raffigurata nelle incisioni di  A. Durer che accompagnavano un testo di Sebastian Brant (1457-1521) Narrenschiff (la nave dei folli) che narra di un  Viaggio immaginario verso il paese della Follia in cui evidenziava vizi e umane debolezze;  tra queste quelle dei giudici..e la Giustizia è raffigurata con tutti i simboli tradizionali (spada, bilancia) ma con una benda che un folle (berretto a sonagli) gli pone.

                                                                                                                                      A. Durer Allegoria della Giustizia Bendata  Incisione (1493)


Anche se minoritaria la Giustizia bendata – peraltro l’Autore negli stessi anni la raffigurò con occhi grandi e sopra la media - tuttavia, sia  l’immagine che  il simbolo,  ebbe immediato successo. 


                                                                                                                                                A .Duhrer il sole della giustizia incisione 1499

Il primo approccio fu chiaramente di valenza negativa: non poteva non contrastare con la necessità che ha la giustizia di vedere bene ed attentamente.

L’occhio e la vista poi da sempre simboleggia la divinità che tutto vede  ed alla giustizia - suo attributo principale - non può mancare.[2]

In particolare la vista simbolo di conoscenza non può mancare ai giudici che devono avere la capacità di osservare e vedere strumento essenziale del giudicare.  

Tutte  le visioni della giustizia si fondano sulla imparzialità del giudice: dalle antiche allegorie in cui i  giudici sono raffigurati senza mani per impedirgli di ricevere doni di corruzione,  per passare alla tradizione giudaica  ( Esodo 23 1-9 e Proverbi 28.21) ed a quella cristiana  il giudice non deve considerare altro se non la verità dei fatti (S Tommaso Summa Theol. 109, 3.2.2 ). 

La benda che impedisce la visione e che stigmatizza la cecità della giustizia umana però poteva attrarre anche la significanza simbolica dell’imparzialità e della giustizia che non deve guardare in faccia a nessuno. E così il simbolo della benda ha assunto duplici – anzi opposti - significati.


L’ immagine ed il simbolo della benda attiva suggestioni ed emozioni positive  e tranquillizzanti

La benda è simbolo di uguaglianza.

La legge è uguale per tutti si legge alle spalle dei giudici nei tribunali italiani: è il sunto del principio di uguaglianza:  Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3 Costituzione )

 

La benda impedisce di fare distinzioni di trattamento: la giustizia è imparziale e non fa distinzione tra cittadini: a tutti - a prescindere dal censo e dallo status - si applica la stessa legge e lo stesso rito:  la benda è simbolo di giustezza della giustizia…è simbolo della giustizia giusta.

 

La benda è simbolo di imparzialità

La benda preserva anche la giustizia dalle richieste e dalle tentazioni di corruzione e di parzialità che giungono da sempre dagli attori e dagli uomini di giustizia..una giustizia quindi terza rispetto alle pretese di chi si rivolge a Lei. 

Al simbolo può far riferimento il  nostro “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge (art.25 Cost.ne)”: nessuno può scegliersi il giudice che è incaricato per quella specifica controversia secondo criteri legali e previsti ex ante. Ed in caso di motivi che minano l’imparzialità il giudice è tenuto ad astenersi e le parti possono contestarne l’imparzialità ricusandolo con meccanismi che ne consentono la sostituzione.


                                                                                                                      J.E Fraser Contemplazione della Giustizia (statua dinanzi Suprema Corte Washington)

 

-La benda è simbolo di legalità: Nessuno può essere giudicato se non per un fatto che la legge prevede come reato prima che il fatto sia commesso e nessuno può esser privato della libertà se non nei casi previsti dalla legge. (art. 25 cost.ne)

 

                                                                                        Francobollo che raffigura immagine della statua di EJ Fraser (da cui si evidenzia la benda sugli occhi della giustizia)


 

L’ immagine ed il simbolo della benda  ha significati negativi ed inquietanti.

 

-La benda è simbolo di cecità, di parzialità o di superficialità.

La Giustizia bendata non vede adeguatamente e non giudica con imparzialità. La parzialità del giudice è da sempre una preoccupazione collettiva ed afferisce alla significanza della  parzialità indotta dalla corruzione o dalla partigianeria di comodo ma anche derivante dalla mancanza di cura e di attenzione da parte dei magistrati o anche all’impreparazione o sciatteria. 

                                                                                                                                           De Damhauouder La giustizia bendata xilografia 1554



Anche l’immagine della benda simbolo di imparzialità è stata stigmatizzata e resa ridicola: la Giustizia è raffigurata come un giano bifronte (Vd sopra) …o con un fattezze che eludono la finalità della benda…(sotto)


                                                                                                                                      W.Hogarth Paolo davanti a Felice incisione Museum of London 1751

 

-La benda è simbolo di mancanza di trasparenza e di  verificabilità del funzionamento.

La benda impedisce anche di vedere all’interno del mondo della giustizia, proibisce la visione di ciò che c’è sotto la benda.

“Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati ritta sui gradini di un tempio marmoreo. Una gran folla le passava dinanzi, alzando al suo volto il volgo implorante. 

Nella sinistra impugnava una spada, colpendo ora un bimbo, ora un operaio ora una donna che tentava di ritrarsi, ora un folle. Nella destra teneva una bilancia; nella bilancia venivano gettate monete d’oro da coloro che schivavano i colpi di spada. Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto: “non guarda in faccia a nessuno” Poi un giovane col berretto rosso balzò al suo fianco e le strappò la benda. Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose sulle palpebre marce; le pupille bruciate da un muco latteo; la follia di un’anima morente le era scritta sul volto. Ma la folla vide perché portava la benda.” (Edgar LEE master Antologia di Spoon river). 

Il simbolo dell’immagine iconografica della giustizia come donna bendata proprio per un’esperienza negativa  dell’autore  viene interpretata ed “alterata” completamente: da avvocato difese un giovane accusato di simpatie anarchiche e condannato a morte insieme ad altri 7 a conclusione delle manifestazioni di protesta - nell’America del 1886 - per la giornata lavorativa di 8 ore che lasciò come retaggio la festa del primo maggio ma anche l’idea che quei ragazzi fossero vittime di una vendetta di classe più che rei che meritassero tale pena.   

 

La complessità delle strutture giudiziarie rendono farraginoso il funzionamento dei meccanismi giudiziari che hanno necessità di continua manutenzione e verifica. E l’errore oltrechè umano è insito nel funzionamento di strutture complesse come quello della Giustizia. (si pensi alla struttura della Polizia giudiziaria ed a tutti i numerosi agenti ed operatori che vi sovraintendono, alle strutture burocratiche delle procure e dei Tribunali in tutte le diverse e distinte artiolazioni….). E tuttavia   oltre agli errori giudiziari, alla ingiusta detenzione…alle conseguenze derivanti dalla stigmatizzazione dei presunti colpevoli…(foto degli indagati, conferenze stampa sugli arresti e sulle indagini…) si pensi ai pregiudizi derivanti dalla disfunzionalità delle strutture,  al sovraffollamento delle carceri…etc…. 

 

-La benda impedisce di guardare la complessità della realtà: la giustizia guarda alla legge ed ai ruoli processuali e non alle persone ed al loro status.

La benda impedisce alla giustizia di vedere oltre la legge, la pena ed i ruoli processuali. 

E difficilmente – ma qui è la complessità del giudicare ex sé e non tanto una negatività! - la sentenza definisce la questione…che resta irrisolta anzi spesso acuisce i contrasti: a ciò si aggiunga che è considerata  ingiusta la sentenza anche quando non corrisponde alle proprie tesi, alle proprie aspettative o anche ai propri “desiderata”).

 

Il giudice astrae la situazione concreta delle persone per inquadrare i fatti e riportarli alle norme da applicare (dal fatto alla fattispecie giuridica per applicare la pena)  oppure inquadra le posizioni in ruoli processuali (reo, parte offesa etc..). 

Il giudice non può dare spazio alla ricchezza della vita delle persone coinvolte nel processo (con i loro status, emozioni sentimenti etc…toccati dal reato o dall’ingiustizia) né può pretendere di inquadrarle in ruoli processuali.

 

La Giustizia non da spazio né vede lo status delle parti ne analizza solo i risvolti giuridici e legalistici né da spazio a ciò che il diritto non può contenere: l’umanità e la relazionalità delle parti, i loro valori, sentimenti ed  emozioni. Ma da qualche decennio a ciò si dedica la giustizia riparativa.

 

Pasquale avv.Lattari

 



[1] Il titolo - riassume i contenuti di  diversi incontri e seminari recenti – verrà sviluppato in diverse e successive parti.  Per i riferimenti bibliografici  oltre a quelli citati in P.Lattari La giustizia riparativa Una giustizia umanistica e dell’incontro Milano 2021 il recente G Zagrebelsky La giustizia come professione Torino 2021 pg 57 e segg.ti, nonché A.Prosperi Giustizia Bendata Percorsi storici di un'immagine Torino 2008; F.Alatihttp://www.artearti.net/magazine/articolo/lantica-triade-simbolica-della-giustizia-la-benda-1-2/

 

[2] Nelle citate Quaestiones de iuris subtilitatibus del XII secolo nell’Exordium si fa riferimento al Templum iustitiae ed alla Giustizia con occhi come stelle dallo sguardo ardente; per S. Agostino gli occhi sono lo strumento principe della conoscenza presupposto del giudizio (confessioni I,X 35-54).

LA SPADA DELLA GIUSTIZIA (PARTE QUINTA de: La giustizia: contenuti, simboli manifestazioni e volti)

  

 

                                                                       Giustizia tra gli arcangeli Michele e Gabriele o Trittico della Giustizia - Jacobello del Fiore  1421 -Gallerie dell'Accademia di Venezia.
 

LA SPADA DELLA GIUSTIZIA (PARTE QUINTA de: La giustizia: contenuti, simboli manifestazioni e volti).[1]

 

La spada è elemento ricorrente e pressochè prevalente in tutte le immagini della Donna/Giustizia.

 

La spada è strumento che provoca dolore – la pena appunto -   è simbolo di forza e di autorità ma anche di dissuasione.

 

La spada  è evocativa del giudizio e del giudicare,  del decidere – de caedere ossia il tagliare da – è  l’operazione che separa, taglia ed  asporta la parte malata dal corpo al fine di guarirlo. 

La spada è il  paradosso della giustizia penale: retribuire il male (il reato) con il male (la pena);  sanare la violenza usando “una violenza legittima” per riequilibrare.

 

L’ immagine ed il simbolo della spada  attiva suggestioni ed emozioni immediate e tranquillizzanti

 

-La spada è - per lo più - impugnata con la mano destra dalla  Donna/Giustizia: la destra è antonomasia  la mano forte e principale simbolo di autorità  e primato. (A dx Raffaello La Giustizia Volta stanza Segnatura Vaticano)

 

-La spada è a punta ed a  due tagli: è simbolo di efficacia e profondità.  

Evocativa dell’immagine e sicuramente punto di riferimento è il brano di S.Paolo (Eb 4,12) “la parola di Dio è vivente ed efficace più affilata di qualunque spada a doppio taglio,  penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore”.

 

Evoca  – come la bilancia –  anche i doppi lati della giustizia: il rigore e la clemenza, il diritto e l’equità, la lettera della legge ma anche i valori a cui si ispira; la legge ma anche i principi superiori  dell’ordinamento. 

 


-La spada: è strumento per risolvere questioni complicate e di intricata soluzione:

-nel giudizio del Re Salomone  afferma: “prendetemi una spada” per dividere il bambino che due madri pretendevano…e che la madre vera chiese di risparmiare per darlo all’altra aggiudicandosi la lite..( 1 RE 3, 16-28) (vd a sx Giudizio di Re Salomone Raffaello Stanza Segnatura Vaticano)

- la spada viene usata da Alessandro Magno (IV sec. aC) per tagliare e recidere il Nodo Gordiano che – da profezia dell’Oracolo - solo chi avrebbe sciolto sarebbe diventato Re dell’Asia minore.

 

- La spada è strumento di punizione dal valore pedagogico: 

- “Vuoi non avere da temere l’autorità? Fa il bene e ne avrai lode poiché essa è al servizio di dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi perché non invano essa  porta la spada; infatti è al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male.” (S.Paolo ai Romani 13,4)

-colpisce definitivamente è inesorabile.  Non ha mezze misure ed è quindi irreversibile. 

-“ se nonostante questi castighi non vorrete correggervi  per tornare a me, ma vi opporrete a me, anch’io mi opporrò a Voi e vi colpirò sette volte più dei vostri peccati. Manderò contro di voi la spada vindice della mia alleanza.” (Levitico 26,23 e segg.ti)  

 



- La spada è sguainata nell’atto del colpire o mostrata con la punta verso l’alto pronta all’uso o verso il basso in segno di attesa.   Non è mai nel fodero.. 
(a sx Allegoria della Giustizia B.Nocchi 1787-1790 Palazzo della Consulta)

La spada – che non è un pugnale – simbolo di nascondimento e del colpo a tradimento –   ben visibile e palese evoca:

- la “pubblicità” della giustizia necessaria al fine di controllarne e verificarne il funzionamento e gli effetti non solo da chi ne è attinto e colpito ma anche dalla generalità dei cittadini.

- il fine preventivo, deterrente e dissuasivo della pena ed in generale del funzionamento della giustizia.


- La spada è simbolo di pena (lo ius gladii  appunto dal gladio romano - più corto della spada ma sempre con punta ed a due tagli - è il  diritto di irrogare pene capitali  che gli imperatori delegavano ai governatori locali)  che colpisce il reo ed intende tutelare la vittima…(anche se questo..non compare mai…la vittima è impersonata dalla giustizia stessa!!) .  (a sx La Giustizia Piero del Pollaiolo 1470  Galleria degli Uffizi Firenze. )

-La Spada è simbolo anche di esclusività dell’uso della giustizia che quindi tutela anche il reo dalla vendetta diretta della vittima e lo protegge anche dal resto dei cittadini delineando il proprio campo e la competenza: lo spazio della giustizia, una spazio da sempre limitato, quasi sacro, protetto ma sempre pubblico e visibile a tutti. 

“la spada taglia perché vuol mettere la parola fine. Ma a questo scopo, occorre un’arma protettrice, un’arma che difenda anzitutto il tribunale dallo spazio sociale che è il terreno di coltura della vendetta; uno spazio dove tacciano il clamore e la violenza della folla. La giustizia opera sempre in luoghi circoscritti e protetti. Per proteggere non solo il tribunale ma anche il reo dalla furia vendicatrice che punta ad entrare nel tribunale per la giustizia sommaria. Quando il tribunale siede in giustizia, primo suo compito è garantire l’incolumità di chi si trova sotto la sua giurisdizione, non solo per salvarlo dal caos e dalla violenza ma anche per averlo totalmente nelle propri mani. Del resto perché la Giustizia è spesso assistita da uomini in armi che sembrano essere una prosecuzione ideale della spada?”[2]


                                                                 (Sopra: Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo Particolari della Giustizia Ambrogio Lorenzetti 1338-1339 Palazzo Pubblico di Siena)

 

Ma l’immagine  ed il simbolo della spada può attivare anche emozioni e suggestioni negative. 

 

-La spada è  esecutrice  della vendetta.  

La mano destra – che impugna la spada -  è anche quella che immediatamente ed istintivamente restituisce il colpo e rende la parità rispetto al torto e/o all’attacco subito: è vendicativa. E’ immagine autonoma ex sé e quasi previene l’azione valutativa della bilancia. (sotto: Scena dell'Inquisizione, da F. de Goya y Lucientes 1814-1816  Reale Accademia di Belle arti di Madrid Spagna) 

 

-La spada è simbolo di  violenza:  e la violenza spesso  colpisce chiunque capiti a tiro. 

 

- La spada è simbolo di angoscia, minaccia.

I colpi ed i fendenti della spada provocano ferite irreversibili e  non rimediabili: si immagini la pena e la detenzione…la gogna mediatica …per chi poi risulta innocente…Oppure si pensi anche ai danni derivanti ai detenuti per le condizioni oggettive ed inumane delle carceri. ( E numerose sono state le condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo  all’Italia.) Per non parlare del trattamento riservato ai carcerati…

Anche la vittima è la prima colpita dalla spada: è la prima colpita dal processo (Per la cd vittimizzazione secondaria derivante dal processo vd post precedenti) e nell’immagine iconografica addirittura non compare mai …..e la pena per il colpevole non gli rende alcunchè….(sotto: Tiepolo G.B. (1729), Giudizio di Salomone Museo diocesano e gallerie del Tiepolo Udine)

 


La spada attiva comunque problematica del fare giustizia e delle modalità di farla è problematica eterna - nelle moderne democrazie almeno (!!) -  ed è quantomai attuale il monito:  “Si tratta di rendere giustizia alla vittima, non di giustiziare l’aggressore. …È necessario fare giustizia, ma la vera giustizia non si accontenta di castigare semplicemente il colpevole. Bisogna andare oltre e fare il possibile per correggere, migliorare ed educare l’uomo affinché maturi da ogni punto di vista, di modo che non si scoraggi, affronti il danno causato e riesca a reimpostare la sua vita senza restare schiacciato dal peso delle sue miserie.” [3]

 

 

Pasquale avv.Lattari

 

 

 



[1] Il titolo - riassume i contenuti di  diversi incontri e seminari recenti – verrà sviluppato in diverse e successive parti.  Per i riferimenti bibliografici  oltre a quelli citati in P.Lattari La giustizia riparativa Una giustizia umanistica e dell’incontro Milano 2021 il recente G Zagrebelsky La giustizia come professione Torino 2021 pg 57 e segg.ti, nonché A.Prosperi Giustizia Bendata Percorsi storici di un'immagine Torino 2008; F.Alatihttp://www.artearti.net/magazine/articolo/lantica-triade-simbolica-della-giustizia-la-spada/

 

[2] Zagrebelsky La giustizia come professione pg.81.

-Da sempre la Giustizia ha un suo spazio esclusivo e protetto: 

-gli anziani, che devono giudicare, sono seduti su pietre levigate disposte in un sacro cerchio. (Iliade, XVIII, 497-508).

-nelle Eumenidi Eschilo (v. 566) immagina  l’araldo che ferma la folla e protegge il Tribunale dell’Areopago  come quel luogo «intatto da lucro, venerando, severo, presidio della terra sempre vegliante a difesa di chi dorme».

- per i Romani il Tribunale letteralmente è il palco sopraelevato destinato alla sella curulis – un sedile pieghevole – che unitamente a fasci, verghe e scuri erano i simboli del giudice e del potere giudiziario.

- oggi i palazzi di giustizia conservano la separazione e la protezione ed al contempo la pubblicità e l’apertura a tutti.

 

[3] Lettera di Papa Francesco ai partecipanti al XIX congresso internazionale dell’Associazione Internazionale di diritto Penale e del III congresso dell’Associazione Latino Americana di diritto Penale e criminologia. In L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.129, Dom. 08/06/2014. 

 

LA BILANCIA DELLA GIUSTIZIA (PARTE QUARTA di: La giustizia: contenuti, simboli manifestazioni e volti)



                                                                                Perugino Prudenza e giustizia sopra sei savi antichi -  La Sala delle Udienze del Collegio del Cambio a Perugia 1496-1500



 

LA BILANCIA DELLA GIUSTIZIA (PARTE QUARTA di: La giustizia: contenuti, simboli manifestazioni e volti).[1]

 

La giustizia è concetto profondo ed ampio e non è di facile rappresentazione.[2] Tuttavia i plurimi valori e significati della Giustizia  non hanno impedito di raffigurarla con diversi simboli: la bilancia è un elemento – strumento di uso quotidiano – ricorrente in quasi tutte le rappresentazioni della giustizia.(vd immagini in post precedenti parti I - II - II)

 

E la raffigurazione della bilancia nella giustizia umana non è che l’estensione dell’immagine del giudizio divino. Tra i tanti esempi:


-nell’Iliade al canto 22 Zeus pesa le vite di Achille ed Ettore e poiché il piatto di quest’ultimo si calava verso il basso – la terra – fu abbandonato da Apollo dio del Sole (e sappiamo come finì..)

-in Egitto la Dea Ma’at  ed Anuri  sono raffigurati con bilance con cui pesano le anime e  le colpe  dei morti all’ingresso dell’aldilà (vd immagine in post precedenti Parte III)

-nel mondo ebraico e nella Bibbia la bilancia ricorre  nel giudizio di Dio (Libro di Daniele 5,27 “Tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante”; Libro di Giobbe 31, 6-7: «mi pesi Dio con bilance di giustizia e conoscerà la mia integrità»).


-alla misura di riferimento per il  giudizio divino sulla  valutazione dei  comportamenti di vita  dell’uomo fa riferimento la Parabola dei Talenti ( narrata nel Vangelo secondo Matteo 25,14-30; una parabola simile, detta parabola delle mine (unità di misura inferiore rispetto al talento) si trova nel Vangelo secondo Luca 19,12-27.):  la moneta del talento - che per l’epoca corrisponde  ex sé ad unità di misura e di valore per il commercio (divenuta metaforicamente dono o capacità  umana) – ricevuta diventa criterio di valutazione e di giudizio della condotta da parte del Padrone. (vd  xilografia 1712 - Parabola dei Talenti) 





-anche nell’iconografia cristiana la bilancia è presente:  tenuta da S Michele l’arcangelo del giudizio.



                                                                                                


                                                                                                       Rogier Van der Weyden Polittico Giudizio Universale 1443.1451 (particolare Arcangelo Michele)

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La bilancia è strumento e simbolo di valutazione ed anche  di equilibriolibra (bilancia) deriva da equilibrium (composto da aequi=uguale e libra=bilancia) e  libbra  è anche moneta ed unità di misura.


La bilancia  è strumento di giudizio ex sé …e quindi la bilancia è simbolo per antonomasia e rappresenta i l giudicare:  sul bene e sul male, su ciò che è corretto e ciò che non lo è,  su ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. 

 

E per questo nelle mani della Donna/Giustizia l’immagine della bilancia è ricorrente e prevalente ed è evocativa ed assorbente dell’idea del giudizio.

 

L’ immagine ed il simbolo della bilancia attiva suggestioni ed emozioni immediate e tranquillizzanti

 

-La bilancia è - per lo più - retta dalla donna/Giustizia con la mano sinistra : la mano della Giustizia che rende e restituisce il colpo e che rappresenta da sempre la forza e che  impugna la spada (!!) è la destra;   e la sinistra è - al suo cospetto - “la manca” - originariamente nel significato comparativo e negativo  ma che qui assume un accezione positiva: la sinistra è la mano  più lenta e - quindi - più riflessiva e ponderata..meno vendicativa. Ed anche se l’immagine totale non dà una consecutio delle azioni della dx e della sx tuttavia l'attività della  bilancia della sinistra viene prima dell’uso della destra che reca la spada.



                                                                                                                      C.Maccari (1840-1919)  La giustizia con la bilancia era spada tra la legge e la  forza




-La bilancia che la donna/Giustizia tiene è la libra o bilancia a due piatti e due bracci. 


Cosa ben diversa dalla stadera ossia la bilancia ad un piatto - che sicuramente ricordiamo usata nei mercatini rionali o direttamente dai contadini -   e che accoglie e pesa la merce o gli oggetti  in rapporto ad un peso assoluto esterno al piatto e di solito posto sull'unico braccio della stessa. 




La bilancia a due piatti o libra quindi pesa e valuta  le  due posizioni in conflitto ed in rapporto tra loro e non in assoluto:   “Solo il giudizio divino finale è categorico…in effetti nelle rappresentazioni del giudizio finale il Cristo non pesa ma separa l’umanità in due…[3]                                  


                                      (vd Michelangelo Giudizio Universale  cappella Sistema - Particolare)

 

-La bilancia a due piatti è aperta ed accogliente.

la libra può accogliere e valutare  le ragioni di un cittadino in rapporto a ciò che la legge (positiva o anche morale) prescrive…

I due piatti della  libra simboleggiano anche i doppi lati della giustizia[4]: il rigore e la clemenza, il diritto e l’equità, la lettera della legge ma anche i valori a cui si ispira; la legge ma anche i principi superiori dell’ordinamento. 

 

-La bilancia a due piatti evoca non solo la corrispettività ma anche la comparazione:  ciò che si pesa sui due piatti rende diverse riflessioni sia sotto il profilo processuale e procedurale – che è presupposto – del giudizio sia della pesatura finale : 

-le parti devono avere stesse opportunità/possibilità di mettere e far pesare sulla bilancia le loro ragioni

- la dignità delle parti è e deve  identica sia nella fase procedurale che nella valutazione dell’esito del percorso

- la valutazione circa l’intero procedimento è affidata ad un terzo e per questo

- il terzo deve essere imparziale e idoneo alla valutazione

- l’intero percorso  – sia procedurale che finale – deve poter essere verificato, riscontrato coram populo pubblicamente ed in modo trasparente

- il giudizio finale - in caso di differente posizione dei piatti - comporta che: 

a) anche le ragioni di chi “pesa meno” hanno dignità e vanno valutate

b) occorre solo constatarne il disequilibrio oppure si deve riequilibrare i piatti?? 

 

E tutto ciò attiva – ed ha attivato - profonde riflessioni giuridiche e giudiziarie e distanti soluzioni derivanti proprio dalla diverse visioni e manifestazioni della giustizia (retributiva, redistributiva e compensativa, ripararativa etc…)

 

Ma l’immagine  ed il simbolo della bilancia può attivare anche emozioni e suggestioni negative e contrastanti. 


- La bilancia ispira sensazioni di angoscia e di minaccia: 

“Per chi è accusato è meglio muoversi che star fermi, perché quello che sta fermo può trovarsi su una bilancia ed essere pesato con tutti i suoi peccati”  (Josef K in “Il Processo F.Kafka”)

Il giudizio è un "mistero" ed un mistero perenne (vd  S.Satta Il Mistero del Processo Adelphi 1994)

Il giudizio è quindi ex sé  fonte di angoscia: affrontare un giudizio – più evidente nel penale -  incute timore  e paura …si pensi per esempio allo studiato ed acclarato fenomeno della cd. Vittimizzazione secondaria..ossia i  pregiudizi psicologici e relazionali che subisce la vittima di un reato nel dover affrontare il giudizio che si sommano a quelli della vittimizzazione primaria  derivante dal reato.  


- La bilancia può divenire uno strumento ingiusto: lo strumento attiva il timore circa la bontà del suo funzionamento  ed anche circa l’alterazione del mezzo da parte di chi lo usa; ma, soprattutto, è costante il timore e la paura della parzialità di chi giudica e deve valutare l'esito finale delle operazioni della bilancia:

a – lo "strumento" bilancia ha bisogno di continua manutenzione e verifica affinchè i suoi elementi ed ingranaggi la rendano funzionale ed efficiente all’uso

b- le posizioni delle parti di fronte alla bilancia non sono uguali:  spesso sono divergenti in ragioni del potere e del censo..etc…e ciò sia nel momento procedurale di accesso allo strumento – cosa si può mettere sul piatto e cosa può pesare.. - che nel momento del giudizio finale

c- il pericolo della valutazione affidata ad un terzo è sempre incombente in ragione della sua possibile parzialità

d- la bilancia come simbolo nella sua integralità e complessità ben può essere immagine ipocrita nelle mani del potere o del potente di turno: “bisognava che Don Rodrigo (ndr) usasse  certi riguardi, tenesse in conto parenti, coltivasse l’amicizia di persone alte, avesse una mano sulle bilance della giustizia, per farle a un bisogno traboccare dalla sua parte, o per farle sparire , o per darle anche, in qualche occasione, sulla testa di qualcheduno che in quel modo potesse servir più facilmente che con l’armi della violenza privata.” (A. Manzoni I promessi sposi cap XIX)


 

E - per restare con l’autore -  ben possiamo con un po' di sana ironia concludere: ”Così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo.“ ( A. Manzoni,  I promessi sposi cap. VIII).


 

Pasquale avv.Lattari

 



 

 

 

                               

                              

                                                                                                                                        Don Rodrigo in un immagine tratta dall'edizione del 1840 de I promessi Sposi.


 

 



[1] Il titolo - riassume i contenuti di  diversi incontri e seminari recenti – verrà sviluppato in diverse e successive parti.  Per i riferimenti bibliografici  oltre a quelli citati in P.Lattari La giustizia riparativa Una giustizia umanistica e dell’incontro Milano 2021 il recente G Zagrebelsky La giustizia come professione Torino 2021; A.Prosperi Giustizia Bendata Percorsi storici di un'immagine Torino 2008;  F. Alati in  http://www.artearti.net/magazine/articolo/lantica-triade-simbolica-della-giustizia-la-bilancia/

 

[2] In un dialogo immaginato  da Battista Fiera, pubblicato nel 1515, intitolato De iusticia pingenda, con Andrea Mantegna,  poneva il problema di come  poter raffigurare l’immagine della giustizia. Il famoso pittore – all'epoca ormai morto – rappresentava le insormontabili difficoltà di rappresentare la giustizia su un argomento. 

“Mantegna si consulta principalmente con filosofi, ma ognuno ha idee molto diverse: c’è chi la vorrebbe seduta, chi in piedi; chi con un occhio dietro per guardarsi le spalle, oppure coperta di occhi, come Argo, affinché nulla possa sfuggirle; chi con una bilancia in mano e priva dell’altra, per impossibilitarle di barare; chi con una squadra di piombo in mano oppure armata di spada.” Momo, interlocutore del Mantegna nell’immaginato dialogo afferma  considerando l’incompatibilità delle idee espresse, dichiara «per Ercole, dipingerla (la giustizia) non si può»". In “QUESTA È LA MIA IDEA IDEA”L’ICONOGRAFIA DELLA GIUSTIZIA SECONDO BECCARIA T. Effer in  Etica & Politica / Ethics & Politics, XXII, 2020, 2, pp. 669-694 ISSN: 1825-5167;  Vd anche Prosperi op. citata pg. 6 e segg.ti.

 

[3] Zagrebelsky op.cit.pg 72.

[4] non è detto che i piatti della bilancia siano contenitori delle ragioni dei litiganti. Potrebbero perfettamente simboleggiare il doppio lato della giustizia, del quale la giustizia debba tener conto: il rigore e la clemenza. “ Zagrebelsky op cit pg 74.